Effetti della cannabis sul sistema gastrointestinale

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mal di stomaco

Magari uno dei vostri migliori amici ha vomitato dopo aver assunto la cannabis perché è un debole del c perché la cannabis ha avuto sul suo intestino un effetto diverso dal vostro. Magari a voi ha calmato la nausea ed al vostro amico no. Ed ognuno di voi è saldamente fermo nelle sue idee.

Se sei qui, magari ti starai preoccupando si quali siano gli effetti che la cannabis può avere sul tuo intestino. Oppure sei qui a domandarti semplicemente se l’erba faccia male all’intestino e se sia sicura fumarla se soffri di bruciore di stomaco. In questo articolo vedremo questo e tanto altro, quindi siediti e rompiti le scatole con me se vuoi essere una personcina responsabile e sapere cosa può succedere (e non succedere) al tuo intestino se fumi erba.

Come ben sappiamo, molte persone si rivolgono alla marijuana come rimedio per trovare sollievo dal mal di stomaco o da altri disagi di natura gastrointestinale. Ci sono ampie prove scientifiche a favore del fatto che l’erba può sedare alcuni dei peggiori casi di nausea, accendere l’appetito (la fame chimica) e calmare generalmente tutti i problemi che il nostro tratto gastrointestinale può darci. Eppure, purtroppo, le ricerche più recenti mostrano anche che ci possono essere effetti digestivi meno desiderabili per alcuni consumatori cronici di marijuana. Quindi vediamo un po’: tu da che parte stai? Dopo la prossima canna starai seduto comodo sul divano o piegato sul water recitando il Padre Nostro al contrario? Scopriamolo assieme.

Che cos’è il sistema endocannabinoide?

Per riuscire a capire meglio come la cannabis influisce sull’intestino, è utile sapere un po’ di generalità su come l’erba interagisce col nostro organismo. I composti attivi della cannabis interagiscono infatti con le cellule del corpo attraverso il sistema endocannabinoide (ECS).

Il sistema endocannabinoide è una grande rete di comunicazione nel corpo composta da recettori cellulari, composti chimici e enzimi che formano i suddetti composti chimici. Lo avresti mai detto che il nostro corpo ha un sistema del genere? Io no. Che figata.

Comunque, i recettori cellulari sono chiamati recettori cannabinoidi e ne esistono due: CB1 e CB2. I composti chimici vengono denominati endocannabinoidi. Gli endocannabinoidi sono in un certo senso il THC naturale del corpo. In realtà, sono stati chiamati con i nomi dei componenti attivi della cannabis, chiamati fitocannabinoidi. Sul serio, eh.

L’ECS ha molte funzioni nel corpo. In effetti, una delle sue prime responsabilità primarie è proprio quella di promuovere l’omeostasi, il che significa un equilibrio ottimale del nostro organismo. Ciò include regolazione dell’umore, della mobilità, del dolore, della funzione immunitaria dell’organismo, del metabolismo, del sonno e addirittura della riproduzione.

Il sistema endocannabinoide ed il nostro intestino

Adesso iniziamo a pensare al nostro sistema endocannabinoide come a Beppe Vessicchio ed il nostro intestino come l’orchestra del teatro Ariston. Fa da direttore d’orchestra, esattamente. Compone i messaggi  che attivano tutti i tipi di interazioni biochimiche tra di loro. Molte di queste interazioni avvengono tra il cervello, il sistema immunitario e l’intestino.

Il tratto gastrointestinale (tratto GI) ospita circa l’80% del nostro sistema immunitario. E non solo, ma contiene anche i recettori di cannabinoidi. Le ricerche hanno dimostrato che alti livelli di endocannabinoidi si trovano in tutto il sistema digestivo.

La ricerca è ancora carente sulla funzione esatta degli endocannabinoidi nell’intestino. Eppure, l’ECS sembra giocare molti ruoli nel tratto GI. Questi includono,

  • Regolazione dell’acido gastrico
  • Motilità (capacità di spostare il cibo dalla bocca e fuori di nuovo come un movimento intestinale)
  • Infiammazione (risposta immunitaria)
  • Sensazione viscerale (capacità di percepire gli organi)
  • Sazietà (sensazione di pienezza)
  • Dolore

Tornando a noi, sia il recettore CB1 che il recettore CB2 possono essere trovati all’interno dell’intestino. Il recettore CB1 è il sito cellulare responsabile della sensazione di fattanza causata dal THC che come ben sappiamo è il componente psicoattivo della cannabis. Sebbene più abbondante nel sistema nervoso centrale, il recettore CB1 è presente anche sui nervi che collegano l’intestino al cervello.

Il recettore CB2 è un po’ più complicato nella sua spiegazione. In un intestino sano i recettori CB2 non sono molto abbondanti. Ma quando il tratto gastrointestinale è infiammato e nel caso delle malattie intestinali, i livelli del recettore CB2 aumentano. Il recettore CB2 è più comune, come si può dedurre quindi, sulle cellule immunitarie.

Il fatto che i recettori CB2 siano aumentati negli intestini danneggiati o malati è un buon segno che la terapia con cannabinoidi può essere utile nella malattia gastrointestinale.

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Asse cerebro-intestinale

L’intestino e il cervello sono connessi tra di loro.

Un modo in cui sono connessi è tramite l’ECS. Una ricerca di un paio di anni fa, del 2016 circa, ha scoperto che i recettori CB1 controllano la sensazione viscerale del corpo. La “sensazione viscerale” è la risposta e la percezione degli organi interni. Naturalmente, questo include anche l’intestino.

Risulta, quindi, che l’intestino e il cervello comunicano tra loro attraverso quello che viene chiamato “l’asse cerebro-intestinale”. Questa è una serie di connessioni nervose e segnali chimici che aiutano i due principali sistemi di organi a coordinarsi e inviare messaggi l’uno all’altro. Sono così intimamente connessi che recentemente l’intestino è stato chiamato “il secondo cervello”. Vaglielo a dire a chi ti dice che ragioni col c**o, vai.

Quando una parte del corpo è sottoposta a stress, da segnali provenienti dal sistema nervoso centrale o segnali dall’intestino, l’altra risponde con vigore. La capacità di sentire questa risposta dipende in parte dall’ECS. L’ECS collega stress al dolore viscerale e alla funzione.

Coloro che hanno sperimentato episodi di nervosismo hanno avuto spesso ripercussioni sullo stomaco o hanno improvvisamente avuto bisogno di correre in bagno dopo un evento stressante. Ciò significa che hanno probabilmente sperimentato la connessione tra ECS intestino e cervello.

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E quindi che succede quando la cannabis interagisce con l’intestino?

L’ECS è ciò che consente alla cannabis di avere un effetto sul corpo. Il THC attiva entrambi i recettori endocannabinoidi. Questo potrebbe spiegare perché molti con nausea e difficoltà GI riscontrano un forte sollievo con la cannabis.

Eppure, gli effetti dell’erba dipendono in gran parte dal modo in cui ti senti prima di assumerne in primo luogo. In alcune persone, l’impatto della cannabis può essere altamente positivo. Cancro, IBS ad esempio sono ottimi esempi. In altri, troppa cannabis può avere effetti negativi.

Il thc può ridurre l’acidità di stomaco

Soffri di reflusso gastroesofageo?

È importante prestare attenzione al fatto che la cannabis migliori o meno questa condizione. Generalmente si dice che il reflusso acido e il bruciore di stomaco sono causati da alti livelli di acido all’interno del nostro stomaco. Se questo è il tuo caso, allora ci sono prove che la cannabis può fare al caso tuo.

Tuttavia, alcuni esperti suggeriscono che l’insufficienza di acido dello stomaco e l’eccessiva pressione addominale possano effettivamente essere il problema di fondo. Con l’acido dello stomaco basso, è possibile che la cannabis possa aggravare il problema.

Ecco come è coinvolta la cannabis: il recettore CB1 dice allo stomaco di smettere di produrre acido dello stomaco. In alcuni casi, questo può essere utile. Tuttavia, se i problemi digestivi sono causati dall’acidità dello stomaco, il THC potrebbe non essere di aiuto.

Un primo studio pubblicato negli anni ’70 (quindi quando ci fu un po’ il boom globale delle droghe, compresa la cannabis) ha rilevato che il consumo di cannabis più di due volte a settimana era associato a un basso contenuto di acido nello stomaco. Questa è potenzialmente una buona notizia per quelli con ulcere peptiche, tuttavia la notizia non è così rincuorante per coloro che hanno il problema opposto.

Un contenuto basso di acidi gastrici significa che il cibo non può venir digerito correttamente. Alcuni segni di questo problema includono:

  • anemia
  • gonfiore e gas dopo i pasti
  • bruciore di stomaco
  • nausea
  • indigestione
  • cattivo assorbimento di carboidrati

Comunque, però, non sono state condotte abbastanza ricerche a riguardo per discutere i potenziali effetti della cannabis sull’acidità dello stomaco. Inoltre non è chiaro se la tolleranza al THC abbia un impatto vero e proprio sugli acidi gastrici. Per capire meglio questi effetti, questo studio ha bisogno di essere replicato.

È noto comunque anche che la cannabis può alleviare il dolore allo stomaco e ridurre la nausea e il vomito. Molti pensano addirittura di non avere appetito o non sono in grado di digerire o processare il cibo senza l’aiuto della cannabis. I pazienti affetti da cancro e HIV / AIDS con raccomandazioni mediche spesso lo sperimentano in prima persona.

Tuttavia, in alcuni casi, il consumo cronico di cannabis può incrementare notevolmente la nausea e il vomito. Negli ultimi tempi in particolar modo si è parlato di una rara condizione nota come “sindrome da iperemesi dei cannabinoidi“. C’è pochissima ricerca sull’argomento, purtroppo.

vaping gruppo

Sindrome da iperemesi di cannabinoidi

Non si sa molto su questa condizione, ma per qualche motivo, dopo un periodo di uso prolungato ed abbondante di cannabis, alcune persone hanno avuto episodi ciclici di vomito intenso e nausea.

Uno studio del 2011 ha anche potuto notare che la maggior parte dei casi di studio di ipermesi da cannabinoidi sono principalmente giovani adulti. I sintomi di questa sindrome sono iniziati dopo tre anni di consumo cronico di cannabis. Viene riferito l’uso quotidiano, spesso più di tre o cinque volte al giorno.

Gli studi generali comunque affermano che la cannabis è normalmente un agente antiemetico (che ferma ed evita il vomito), ma per qualche motivo ancora poco noto qualcosa può andare storto. In questi casi dunque il nostro corpo può andare incontro a:

  • Basso contenuto di acidi gastrici
  • Digestione rallentata e movimenti intestinali
  • Sfintere esofageo inferiore rilassato (la valvola che collega lo stomaco all’esofago)
  • Aumento della sensibilità viscerale e del dolore
  • Infiammazione aumentata

Fondamentalmente, la teoria sostiene che uno sfintere esofageo inferiore rilassato rende più facile il vomito. Acidità bassa dello stomaco significa che probabilmente c’è dell’alimento non digerito nell’intestino. Il THC può anche rallentare i movimenti intestinali, creando un accumulo di sostanze nocive nel tratto digestivo. Tutte queste cose insieme, naturalmente, possono indurre il nostro corpo a rimettere tutto ciò che abbiamo digerito.

Consiglio: nel caso vi trovaste in questa situazione, farvi una doccia calda potrebbe aiutarvi.

Gli effetti anti-nausea e vomito della cannabis sono comunque in gran parte da attribuire all’impatto dell’erba sul sistema nervoso centrale.

Comunque questa sindrome da ipermesi di cannabinoidi è stata scoperta molto recentemente e si sa ancora ben poco a riguardo. A parte alcuni casi di studio e alcune relazioni, c’è ancora molto da esaminare. Tuttavia, è importante notare che quando si parla di scienza della cannabis, le cose sono estremamente complesse e vengono spesse dibattute anche per problemi di etica morale eccetera eccetera.

Uno studio condotto alcuni anni fa, ad esempio, ha dimostrato che i trattamenti a base di cannabis possono migliorare nelle persone sindromi come la stitichezza e nei pazienti sottoposti a trattamenti di recupero abbinata al metadone.

Tutto sommato, ognuno di noi è diverso dall’altro. Non tutti sviluppano questa sindrome come ci sono altre persone che invece, purtroppo, ne soffrono. In realtà c’è da dire che molte persone hanno usato l’erba per migliaia di anni senza notare questo problema, quindi probabilmente il problema è radicato anche nei nostri nuovi stili di vita. Ad oggi, comunque, non ci sono abbastanza informazioni per sapere se alcune persone sono geneticamente predisposte o se determinati fattori ambientali amplificano la condizione della quale abbiamo appena parlato.

La cannabis può aiutare nei disturbi di natura gastrointestinale?

Ok, adesso allontaniamoci dalle cose cattive. Le proprietà antinfiammatorie e antidolorifiche della cannabis possono essere di grande beneficio per le persone con determinate malattie dell’apparato digerente. In realtà, molti ricercatori hanno sostenuto ulteriori studi sui cannabinoidi per i disturbi gastrointestinali.

Ecco tre condizioni fisiche i cui risultati promettono bene con l’utilizzo della cannabis.

Celiachia

La ricerca mostra che i recettori dei cannabinoidi possono guarire i danni al rivestimento intestinale in malattie come la diverticolite e la tanto temuta celiachia. In una ricerca del 2010, gli scienziati hanno spiegato che alcuni endocannabinoidi sono più abbondanti nell’intestino tenue di quelli celiaci.

Un altro studio del 2005 ha scoperto che i recettori CB2 erano sovraespressi nelle membrane mucose (cellule epiteliali) del colon. I recettori CB2 svolgono un ruolo nel sistema immunitario. L’attivazione di questi recettori con la terapia con cannabinoidi può calmare l’infiammazione intestinale e guarire i tessuti danneggiati.

Nella celiachia, il sistema immunitario inizia a scatenare una guerra sulle cellule epiteliali dell’intestino tenue. Le scoperte che i cannabinoidi promuovono la guarigione epiteliale sono abbastanza promettenti. Il THC aggancia direttamente il recettore CB2. Il CBD influenza indirettamente il sito cellulare.

Sindrome del colon irritabile

Nessuno conosce la causa esatta della sindrome del colon irritabile, ma l’infiammazione nell’intestino svolge un ruolo importante in questa sindrome estremamente fastidiosa. Questa infatti può causare diarrea, costipazione o entrambe le cose, il che non è propriamente una passeggiata. Quelli che presentano episodi di diarrea, però, possono beneficiare della capacità del THC di acquietare la situazione.

Infatti, uno studio del lontano 2005 mise in luce il fatto che l’erba ha proprio questo tra i suoi benefici. La cannabis, infatti, riduce la mobilità intestinale e può ridurre gli spasmi intestinali in tutti coloro che soffrono di sindrome del colon irritabile.

Alcuni ricercatori suggeriscono che la sindrome dell’intestino irritabile (IBS) sia attribuita a una carenza di endocannabinoidi. Ciò significa che, per qualche motivo, il corpo non produce abbastanza endocannabinoidi. A sua volta, questo causa problemi di infiammazione e problemi digestivi.

Morbo di Crohn

Il morbo di Crohn viene curato con la cannabis medica in molti Stati dove l’erba è legalizzata. E ciò, naturalmente, avviene per una buona ragione. Il dolore intenso, la grave infiammazione intestinale, le ulcere e gli infiniti viaggi in bagno possono rendere la vita di una persona ben più difficile di quanto sembri.

Non solo c’è una quantità di informazioni aneddotiche sulla cannabis per il morbo di Crohn, ma alcuni studi sull’uomo hanno avuto risultati positivi.

In un piccolo studio controllato con dei placebo condotto nel 2013, quasi la metà di tutti i pazienti trattati con cannabis ha raggiunto la remissione completa. 5 su 11 pazienti hanno avuto un incredibile successo con la cannabis per il morbo di Crohn. 10 su 11 hanno mostrato una risposta clinica all’erba.

Un altro studio ha avuto risultati simili. 30 pazienti che consumano cannabis hanno migliorato la qualità della loro vita e ridotto i sintomi in Crohn. I pazienti avevano una ridotta necessità di intervento chirurgico dopo aver iniziato i trattamenti a base di cannabis. Molti sono stati anche in grado di ridurre l’uso di altri farmaci.

La relazione tra la cannabis e l’intestino è complessa. C’è molto di più nel tubo digerente di quanto la maggior parte delle persone si preoccupa di ammettere.

Una mancanza di materiale scientifico purtroppo ci lascia ancora molto nell’oscurità data dal non sapere.

Tutto sommato, comunque, il tratto gastrointestinale è un po’ come se fosse il selvaggio west del nostrocorpo. Solo con il tempo la scienza rivelerà di più su questo complesso sistema, quindi non ci resta che aspettare e sperare.