Che cosa è

Il delta-9-tetraidrocannabinolo detto comunemente THC, é uno dei tanti composti secreti dalle ghiandole di una pianta di marijuana. Esso è anche uno dei maggiori e più noti “principi attivi” della cannabis insieme al CBD.

Il THC viene espulso dalle ghiandole posizionate negli organi riproduttivi della pianta. Questa è la ragione per cui la parte con il maggior contenuto di principio attivo sono appunto i fiori che è quello che comunemente si fuma. Il THC dopo essere entrato in contatto con l’aria si degrada in cannabinoide, ricoprendo la pianta in forma di resina cristallina, si presenta bianco alla vista e appiccicoso al tatto, altro non è che quella polvere cristallina che ricopre la pianta. Le foglie e la resina di Marijuana conservate in condizioni normali perdono rapidamente la loro attività e possono diventare completamente inattive dopo 2 anni.

NB: Il tempo di trasformazione in cannabinoide a contatto con l’aria è la ragione per il quale gli esperti coltivatori, attendono dopo il taglio un periodo di circa 1 mese e mezzo o massimo 2 mesi prima di farne uso. Prima di questo tempo la pianta non ha ancora liberato la massima concentrazione di tutto il suo principio attivo. Come disse impeccabilmente Jean-Jacques Rousseau: “la pazienza è amara ma il suo frutto è dolce.”

Come funziona

Prima di entrare nel particolare della sostanza sono necessarie dei chiarimenti. Noi siamo collegati al mondo esterno tramite dei recettori che ricevono degli impulsi dall’ambiente circostante. Tutti i nostri sensi funzionano tramite questi recettori che trasformano gli stimoli del mondo esterno in messaggi a livello della rete neuronale. Questo complesso processo ci permette di tradurre quello che avviene attorno a noi in “sensazioni” come caldo e freddo, la luce i colori, la nostra percezione dello spazio e del tempo. Questo è il processo che viene parzialmente modificato all’assunzione della molecola di THC.

Il THC é una sostanza psicotropa, qualunque sia il metodo con la quale si assume (ingerito, fumato, inalato) attiva dei recettori chiamati CB1 e CB2. Molte aree del cervello possiedono questi recettori in grandi quantità. Le zone maggiormente interessate si trovano principalmente nel sistema nervoso centrale e nel sistema immunitario. Questi recettori una volta stimolati rilasciano dopamina, dando vita ad un processo e ad una serie di reazioni che agiscono a vari livelli del corpo e della mente.
Come abbiamo precedentemente spiegato questi “nuovi” recettori che si attivano, alterano sensibilmente l’informazione al livello della nostra rete neuronale. In questa nuova condizione il cervello di un consumatore di marijuana vive sensazioni alterate della realtà, perché i messaggi del mondo esterno sono stati sensibilmente trasformati.

Meccanismo d’azione ed effetti

Il THC stimola il nucleus accumbens tramite il legame che si viene a creare con i recettori oppioidi, ne deriva dunque un effettivo rilascio di dopamina. Essendo tra i composti della cannabis maggiormente attivi sul sistema nervoso centrale, si lega fortemente ai recettori endogeni CB1 (gli endocannabinodi possono essere sia di tipo 1 che 2) inducendo una riduzione del dolore in fase pre-sinaptica rallentano il rilascio di differenti neurotrasmettitori.

Adesso è il momento di andare ancora più nel particolare, vediamo ora a quali parti del nostro cervello, sempre relazionate con i recettori, corrispondono le sensazioni che si provano durante l’assunzione della sostanza.

cervello e cannabis

  • a livello dell’encefalo provocano sensazioni di euforiaalterazioni uditive olfattive e visivealterazione della percezione spaziotemporale ed in particolare stimolano la sostanza grigia periacqueduttale;
  • l’attività del THC nell’asse ipotalamico-gastroenterico è invece la causa principale del perché ogni volta che ci si permette qualche cima, stiamo bene attenti a dove si trova il primo kebab abbordabile: la comunitá medica pensa che é questo il meccanismo che stimoli l’appetito, gergalmente chiamato fame chimica;
  • l’abbassamento della pressione e la dilatazione dei vasi sanguigni, e conseguenzialmente dell’ingrossamento delle arterie all’interno del bulbo oculare , sono invece la causa principale dei così detti occhi rossi;
  • a livello della corteccia prefrontale provocano distorsioni della memoria e alterazioni della coscienza;
  • a livello del midollo spinale il legame di questi cannabinoidi ai recettori CB1 e CB2 causa una inibizione ed intorpidimento delle fibre, a questo si deve la sua funzione analgesica ed anche di rilassamento generale (la Regina Victoria di Inghilterra, 1837-1901 per esempio si dice che ne facesse uso per alleviare i suoi dolori mestruali);
  • a livello dell’ippocampo (si trova nel sistema limbico vicino l’ipotalamo) produce distorsioni della memoria a breve termine, e nei soggetti che ne fanno un uso prolungato nel tempo, potrebbe causare distorsioni anche della memoria a lungo termine;
  • a livello del cervelletto altera il coordinamento e il controllo muscolare;
  • a livello dell’amigdala in alcuni casi produce stati di ansietà e di panico, in altri casi riduce il senso di ansietà è blocca dei ricordi traumatici; in ogni caso vi è anche una riduzione dell’ostilità e del temperamento violento.

Concentrazione di THC

La quantitá di thc varia da pianta a pianta, dal tipo di coltivazione che l’ha prodotta, dai tipi di fertilizzanti utilizzati, e da un elevato numero di altri  fattori. In percentuale la concentrazione é approssimativamente per le piante sative la seguente:

  • 0,5-1% nelle foglie grandi (il che le rende utili per esempio quando si vuole fare l’hashish)
  • 1-3% nelle foglie piccole
  • 10 al 27% variabile nei fiori (la percentuale può salire per piante selezionate)
  • 5-10% nelle barattee (le foglioline alla base fiore)
  • 10-60% nell’hash
  • 60% fino a 99% nell’olio

Breve storia della scoperta del THC

Il THC fu scoperto nel 1964 dal dottor Raffael Mechoulam durante il periodo immediatamente successivo al suo dottorato. Il movens che lo spinse ad indagare consisteva nell’assai precedente scoperta dei composti attivi della Cocaina e della Morfina ma non di quelli della Cannabis. Leggenda narra che per iniziare precocemente i suoi lavori sulla pianta, il dottor Mechoulam abbia dovuto insistere non poco con suo vecchio amico poliziotto per ottenere un campione di Canapa conservato presso un dipartimento di polizia.

Conclusioni

Chiaramente sarebbe impossibile addentrarsi troppo a fondo nei tecnicismi e nelle questione prettamente chimica e biologica. Le sfaccettature e gli utilizzi del THC sono molteplici e di conseguenza sono svariati gli effetti collaterali e non propriamente “collaterali” che questa sostanza può avere sul nostro corpo. Come già largamente spiegato da noi all’interno di altri articoli e dalla stragrande maggioranza degli esperti, i maggiori effetti si hanno a livello cerebrale. Effetti del THC sul resto del corpo sono ascrivibili (in larga parte) alla suggestione del soggetto al momento dell’assunzione. Nonostante ad esempio, fumare Marijuana induca l’apparato cardiocircolatorio ad incrementare il numero di battiti, giungendo talvolta alla tachicardia, e questo avviene per questioni di natura biologica, è l’approccio psicologico a farla da padrone nella maggior parte dei casi. Come tutte le sostanze (non soltanto quelle psicotrope), la Cannabis e i suoi composti possono sviluppare reazioni avverse nei suoi utilizzatori anche soltanto al momento del primo consumo, pertanto è raccomandata la massima cautela.