Quando si parla di Marijuana Medica si sta facendo riferimento all’uso medico della Cannabis inteso in senso ampio, cioè riferito a tutte le malattie e patologie croniche e non che è possibile alleviare con l’utilizzo di Cannabis. È ormai risaputo che sono moltissime le comunità che da tempo hanno accettato questa pratica e ormai la diffondono e preservano con forza e costanza, avendo fatto di questa particolare inclinazione un vero e proprio vanto capace di testimoniare livelli elevatissimi di umanità.

Andando oltre i preconcetti, al di là di una soglia di pudore e perbenismo in cui molti paesi ancora son costretti a vivere, esistono società avanguardiste che da molto tempo hanno reso possibile l’uso medico della Cannabis per aiutare particolari situazioni patologiche non altrimenti gestibili.

Se in Europa abbiamo i Paesi Bassi che spiccano per la particolare propensione a favorire l’uso ricreativo della Marijuana, senza dubbio sono gli USA che arrivano agli onori della cronoca per indurre i malati cronici e far uso di sostanze psicotrope al fine di alleviare i loro sintomi. Ce lo insegnano i medical drama statunitensi, morfina qui, morfina lì… e di recente, cannabis qui e cannabis lì, cannabis come se piovesse.

Patologie trattabili con la Cannabis

Le indicazioni terapeutiche sono le più disparate e possono essere facilmente suddivise in quattro macro-categorie principali che prima di tutto identifichino lo stato della ricerca scientifica in merito alle implicazioni sulla salute che l’utilizzo di Marijuana potrebbe portare in determinate patologie. Queste categorie sono:

  • effetti stabiliti da studi clinici
  • effetti relativamente confermati da studi clinici
  • effetti meno confermati da studi clinici
  • effetti in corso di ricerca

Nel primo gruppo rientrano le patologie afferenti all’apparato gastro-intestinale, tra cui, al primo posto, è essenziale citare nausea e vomito come patologie a sé stanti o conseguenti a trattamenti chemioterapici e antiblastici. Anoressia e cachessia e disturbi dell’alvo. Sono ampiamente confermati anche gli effetti sul dolore cronico sia periferico che centrale.

Nel secondo gruppo rientrano gli effetti relativi ai disordini del movimento secondari a patologie del sistema nervoso centrale, sindromi asmatiche e glaucomi (malattie dell’occhio alla base di un progressivo danno alla vista).

Nel terzo gruppo troviamo le allergie e le intolleranze alimentari, le infiammazioni di vario genere e le infezioni più disparate, l’epilessia (e questo ci sembra davvero strano viste le numerosissime testimoniane in merito), i differenti tipi di disturbi sia dell’umore che della personalità (tra cui è opportuno annoverare la depressione, il disturbo bipolare, l’ansia, le dipendenze e le sindromi da astienenza sia farmacologica che da stupefacenti).

Nel quarto gruppo appaiono tutte le malattie autoimmuni, il cancro (e questo ci preme ricordarlo in quanto non esistono studi di ricerca decisivi che testimonino proprietà antitumorali dirette della pianta di Canapa), febbri di differente natura e disturbi pressori.

Come funziona

Per comprendere a fondo come funzioni la cannabis in relazione a differenti patologie è opportuno spiegare quali siano i processi chimici e biologici alla base degli effetti citati.

I cannabinoidi (contenuti nella Cannabis) si legano a recettori interni al nostro organismo che hanno non poche cose in comunque con questi elementi; questi recettori sono detti CB e si differenziano in recettori di tipo 1 e 2, fanno parte del sistema cannabinergico e dunque costituiscono ed influiscono sul sistema dei cannabinoidi endogeni (noti anche come endocannabinoidi).

Indipendentemente dalla localizzazione dei rispettivi CB1 e CB2, è opportuno sapere che mediante il legame che si viene a creare tra cannabinoidi esogeni ed endogeni (dunque tra quelli introdotti dall’uso di cannabis e quelli già presenti nel nostro corpo) si hanno delle modificazioni importanti nel rilascio dei neurotrasmettitori che ancor prima di attraversare il percorso prestabilito che veicola il dolore, riducono il proprio flusso, anticipando la trasmissione dello stimolo doloroso ed inibendo successivamente le vie ascendenti del dolore stesso. Inoltre, questo legame tra cannabinoidi esterni e CB 1 e 2 sarebbe capace di indurre una riduzione consistente della secrezione di citochine alla base delle infiammazioni.

Se tutto questo non bastasse, è ampiamente dimostrato l’effetto benefico della Cannabis in termini di stimolo del piacere, in quanto uno dei suoi principali elementi, il THC potrebbe interagire con i recettori oppioidi, favorendo il superamento della barriera ematoencefalica il raggiungimento del nucleus accumbens con conseguente induzione di una sensazione di piacere propriamente detta piacere cannabinoide.

I prodotti a base di Marijuana

Prima di parlare di quali siano i prodotti “fai da te” a base di Cannabis in grado di aiutare i soggetti affetti da patologie di vario genere, è opportuno spiegare quali siano le vie di somministrazione dei “farmaci tradizionali”.

Se non vogliamo intendere gli usi ordinari della Marijuana come parte di un procedimento medico che preveda il trattamento delle malattie, ci ritroviamo ad escludere la vaporizzazione ed i differenti metodi di combustione; a nostra disposizione restano dunque l’assunzione per via orale e l’assunzione ad uso topico.

Alcuni dei farmaci più noti a base di cannabinoidi sono:

  • Dronabinol – commercializzato negli Stati Uniti con il nome commerciale Marinol e come farmaco generico nell’Unione Europea ed è utilizzato per il trattamento di nausea e vomito per i pazienti in fase di chemioterapia;
  • Bedrocan – prodotti galenici e inflorescenze di Sativa e Indica utilizzate per le malattie neurodegenerative e per il trattamento del dolore oncologico;
  • CP 47,497 – utilizzato come farmaco dal forte potere analgesico;
  • HU-210 – utilizzato come farmaco ansiolitico e antidepressivo grazie al suo effetto neurogenico delle cellule nervose dell’ippocampo;
  • Levonantradolo – cannabinoide sintetico 30 volte più forte del THC, noto sia per gli effetti antiemetici che per quelli analgesici;
  • Nabilone – derivato sintetico del tretraidrocannabinolo utilizzato per il suo potere antiemetico;
  • Sativex – nome commerciale del Nabiximols è forse il farmaco a base di principi attivi della Cannabis più noto sul mercato, trova particolare impiego nel trattamento del dolore neuropatico in quei pazienti gravati dalla sclerosi multipla.

Effetti relativi alla modalità di assunzione

Sono annoverati effetti palliativi riguardo l’uso della Cannabis come preparato medico risalente ai primi anni del 1970 finanche dalla medicina popolare. In particolar modo i preparati sistemici, dunque assunti per via orale, sarebbero responsabili di effetti miorilassanti, stimolanti l’appetito, anestetici ed euforizzanti. Per quanto riguarda i preparati topici, cioè le formule spalmabili, sarebbero fortemente analgesici.

Regolamentazione della Cannabis ad uso medico

Per quanto riguarda la prescrizione ad opera di medici consenzienti, in Italia la Cannabis è accessibile dal 2006 purché le preparazioni siano effettuate da farmacie autorizzate che utilizzino il Dronabinol o altre sostanze attive vegetali a base di Cannabis. È dal 2013 che tuttavia i neurologi possono prescrivere il Sativex, un farmaco già largamente utilizzato in moltissimi altri stati, al fine di mitigare gli spasmi dolori della sclerosi multipla.

Tutte le preparazione prescritte dal 2006 al 2016 sono state realizzate da operatori e farmacie italiani con prodotti regolarmente importati dall’Officine of Medical Cannabis, istituto olandese deputato dalla gestione della Marijuana medica. Dal 2016 in poi, invece, l’Italia ha avviato un progetto di autoproduzione di Cannabis medicinale presso lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze; la cannabis prodotta in questo stabilimento è identificata con il codice FM-2 contenente una percentuale di THC compresa tra 5 ed 8 percento e una percentuale di CBD compresa tra 7,5 e 12 percento. Il processo di produzione è supervisionato e autorizzato dall’AIFA.

La prescrizione della Cannabis ad uso medico in Italia è regolamentata dal DM 9/11/2015 per cui il ricorso al suo utilizzo sia possibile nei casi di sclerosi multipla, e lesioni del midollo spinale, nausea e vomito causati da chemioterapie, radioterapie, terapie per HIV; può inoltre essere prescritta per il trattamento della cachessia, anoressia, perdita dell’appetito in pazienti oncologici o affetti da AIDS, nel trattamento ipotensivo del glaucoma e per ridurre i movimenti involontari sia del corpo che del volto nella sindrome di Tourette. Tutte queste terapie possono essere prescritte solo nel caso in cui le terapie convenzionali non abbiamo precedentemente sortito effetto.